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Si riuscira' mai ad avere una cura per l'HIV?

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Messaggio Da Rafael Dom 27 Feb - 5:06


Un'intervista di Steven Deeks, Dipartimento di Medicina, San Francisco General Hospital, University of California, San Francisco, USA.
Steven Deeks , MD, e' un professore di medicina dell'Universita' di California, e un membro del Positive Health Program (AIDS Program) al San Francisco Gneral Hospital. Il Dr. Deeks e' un esperto riconosciuto dell'immunopatogenesi dell'HIV. Attualmente dirige un ampio programma di ricerca dedicato all'investigazione dell'immunopatogenesi dell'infezione HIV trattata con antiretrovirali. Gentilmente ha acconsentito a rispondere a un paio di domande che gli abbiamo fatto sulla cura dell'HIV.

Alain Lafeuillade: l'infiammazione cronica nel paziente con soppressione virale da ART e' in relazione ai reservoirs HIV?

Steven Deeks: come e' stato dimostrato dal nostro gruppo e da altri l'attivazione delle cellule T e l'infiammazione spesso persistono in pazienti che sono altrimenti ben trattati con la terapia antiretrovirale. Il meccanismo dello stato di infiammazione persistente non e' conosciuto. Poiche' la continua replicazione virale a basso livello sembrava essere un meccanismo ovvio di infiammazione, abbiamo attuato uno studio di intensificazione con raltegravir e usato sangue e cellule T dell'intestino come nostro primario risultato. Con nostra sorpresa, abbiamo scoperto che l'aggiunta di raltegravir ad un regime stabile non aveva effetto su nessun marker dell'infiammazione, indicando che il basso livello di replicazione non e' probabilmente un fattore maggiore in questo processo. Naturalmente questo non esclude un effetto sulla produzione virale (piuttosto che sulla replicazione), ma attualmente non abbiamo visto una gran relazione tra la quantita' di persistenza virale e la frequenza di cellule CD38+HLA-DR+ T attivate, benche' abbiamo alcuni dati preliminari che emergono indicando che ci puo' essere un'associazione se noi guardiamo ad altri markers di attivazione di cellule T.
Si dovrebbe anche notare che in uno studio prospettivo fatto da Martinez-Picado e colleghi a Barcellona, un gruppo di individui trattati aveva evidenziato una ridotta replicazione virale durante intensificazione con raltegravir;e' importante notare che questo gruppo ha anche esibito una sostenuta diminuzione nell'attivazione di cellule T. E' quindi possibile che la replicazione virale possa essere una causa dell'attivazione delle cellule T in alcuni individui.
Infine, il lavoro di Tae-Wook Chun e altri suggerisce che l'HIV puo' essere preferenzialmente scoperto nelle cellule attivate durante la terapia. Questa scoperta non e' incoerente con le nostre piu' globali scoperte in cui siamo stati principalmente interessati a determinare la causa dell'attivazione delle cellule T durante la terapia.

AL : qual'e´il ruolo della proliferazione delle cellule T e la dimensione dei reservoirs dell'HIV?
SD : benche' le cellule attivate spesso proliferano e le cellule che proliferano possono essere considerate come attivate, questi processi sono distinti. In contrasto col nostro lavoro in cui ci siamo concentrati sui markers che si pensa riflettano l'attivazione delle celluleT (p.es. la co-espressione di CD38 e HLA-DR),l'entusiasmante lavoro di Chomont e Sekaly indica che la proliferazione omeostatica di certi gruppi di cellule T potrebbe dar luogo al mantenimento se non all'espansione di reservoir. In questi esperimenti, i fattori di crescita delle cellule T quali l'interleukina-7 apparivano causare la proliferazione senza attivazione delle cellule latentemente infette. Questi dati indicano che la natura del reservoir puo' essere molto differente nei pazienti con bassi conteggi contro alti conteggi di cellule T CD4+ dal momento che la pressione per mantenere l'omeostasi delle cellule T e' presumibilmente molto piu' grande nel primo gruppo. In realta', nelle nostre coorti, abbiamo scoperto che le caratteristiche della persistenza del virus sono molto differenti nei non-responders comparati ai responders, con i non-responders che hanno livelli molto piu' bassi di RNA cellulare associato.

AL: il sistema immunitario puo' essere manipolato per accelerare la clearance del reservoir latente?
SD: io credo che una combinazione di approcci sara' necessaria in modo da ottenere una cura che sia sicura e scalabile. In aggiunta agli sforzi tesi ad attivare la trascrizione del latente HIV, abbiamo bisogno di sviluppare approcci tesi ad amplificare la capacita' del sistema immunitario di identificare e uccidere le cellule infette da HIV. Secondo queste linee, abbiamo dimostrato recentemente una relazione inversa tra la frequenza delle cellule T HIV-specifiche nell'intestino e la misura del reservoir, che noi interpretiamo significhi che le risposte delle cellule T effettive potrebbero contribuire alla clearance dell'HIV latente. Siamo coinvolti in una rete internazionale in cui l'efficacia del vaccino terapeutico nel ridurre la grandezza del reservoir sara' testato in uno studio prospettivo.

AL: il latente reservoir puo' essere ripulito terapeuticamente fino all'ultima cellula?
SD: questa e' una questione teorica per cui nessuno puo' realmente dire niente se non indovinare. L'esperienza del cosiddetto "Paziente di Berlino" che ha avuto un trapianto di midollo osseo mi dice che non ogni cellula dev'essere ripulita. Questo paziente ha avuto prova di HIV residuale dopo pochi mesi dal trapianto, ma il virus non era in grado di replicarsi efficacemente ed eventualmente era indebolito al punto da non essere piu' rilevabile. Inoltre, molti credono che gli "elite" controllers rappresentino un modello di cura ed e' assolutamente chiaro a tutti che questi individui hanno un grande numero di cellule che impediscono la replicazione di un effettivo HIV.

AL: E' ora di cominciare "i trials per l'eradicazione" negli umani o c'e' ancora molto da fare prima nei modelli animali?
SD: Io sono un forte sostenitore dell'utilizzare i farmaci nei trials clinici una volta che ci sono dati pre-clinici che suggeriscono che ci possa essere una qualche attivita'.Questo approccio solo si applica a farmaci che sono ragionevolmente sicuri, pero'. I farmaci che hanno un significativo potenziale di tossicita' dovrebbero probabilmente prima essere testati su modelli animali. Il campo (della ricerca) dovrebbe anche realizzare che ci saranno molti fallimenti nell'arena clinica. Ci vorranno probabilmente anni di trial e errori nella fase I pilota per identificare una strategia terapeutica che possa muovere gli studi in una piu' ampia fase II.

AL: i governi, le agenzie di finanziamento e le compagnie farmaceutiche sono realmente compromesse nel trovare una cura?
SD: io credo che il NIH e' completamente compromesso nella ricerca per una cura e che numerose compagnie farmaceutiche stiano sviluppando un forte e sostenuto interesse. Il ruolo dei finanziatori non-governativi quali amfAR e lo IAS, come pure i gruppi basati sulle comunita' quali TAG e Project Inform non dovrebbero essere considerati privilegiati. Questi gruppi, insieme alle organizzazioni del web, sono state uno strumento per spingere la ricerca curativa dove ora viene percepita come una priorita' globale di ricerca.



Rafael
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Si riuscira' mai ad avere una cura per l'HIV? Empty Re: Si riuscira' mai ad avere una cura per l'HIV?

Messaggio Da frankye Dom 27 Feb - 20:11

Sinceramente l'ho letto fino alla fine, ma non sono riuscito a capire la risposta alla domanda del titolo dell'articolo.
Cioe' si riuscira' ad avere una cura, e' quello che mi chiedo ogni singolo giorno, ma secondo me questo scienziato ha girato solo intorno senza mai dare una risposta.
O forse non ho capito nulla? Exclamation
frankye
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