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Uso di contraccettivi raddoppia il rischio Hiv Aids

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Messaggio Da Gex Mar 4 Ott - 9:29

L' Uso di contraccettivi raddoppia il rischio Hiv Aids, in Africa.
E' quanto e' emerso da uno studio condotto su un campione di donne che praticavanometodi contraccettivi sia orali che iniettivi, paragonandolo ad un campione di donne che invece non ne facevano uso.
Il risultato del confronto ha evidenziato che nel campone di donne che utilizzavano tali metodi il rischio di contrarre Hiv era raddoppiato rispetto alle altre.

Hormonal contraception doubles risk of HIV infection

Caroline White

Tuesday, 4 October 2011



Hormonal contraception doubles a woman’s risk of acquiring and passing on HIV infection, finds research published online in The Lancet Infectious Diseases.

The risk was significantly higher for women using injectable methods of contraception, the study showed.

More than 140 million women worldwide use hormonal contraception, including daily oral pills and long-acting injectables.

The researchers included 3790 heterosexual couples, one of whom was already infected with HIV, who were participating in two longitudinal studies of HIV-1 incidence in seven African countries—Botswana, Kenya, Rwanda, South Africa, Tanzania, Uganda, and Zimbabwe.

The average monitoring period was 18 months.

The results showed that using hormonal contraceptives doubled a woman’s chances of becoming infected with HIV-1. The risk was increased for both injectable and oral contraceptives, although it was not statistically significant for oral contraceptives.

Furthermore, women who were HIV positive at the start of the study, who were using injectable hormonal contraception, were twice as likely to transmit the virus to their male partner as women not using hormonal contraception.

Among the 1314 couples where the woman was not HIV positive the rate of HIV acquisition was 6.61/100 person years in those using hormonal contraception compared with 3.78 among those not using these methods.

And among the 2476 couples where the man was not HIV positive, the rate of acquisition was 2.61 among men whose partners used hormonal contraception compared with 1.51 for those whose partners did not.

“These findings have important implications for family planning and HIV-1 prevention programmes, especially in settings with high HIV-1 prevalence,” explained study author Jared Baeten from the University of Washington, Seattle, USA.

“Recommendations regarding contraceptive use, particularly emphasising the importance of dual protection with condoms and the use of non-hormonal and low-dose hormonal methods for women with, or at risk for HIV-1, are urgently needed,” added lead author Renee Heffron.

The authors conclude that data on HIV infection risk for other hormonal contraceptives, such as implants and patches are also needed, and strategies to improve accessibility and uptake of lower-dose and non-hormonal methods prioritised.

“Contraceptive counselling should be combined with HIV-1 counselling and testing,” they suggest.

In an accompanying Comment, Charles Morrison from Clinical Sciences, Durham, USA, says that active promotion of injectable hormonal contraceptive might be contributing to the high HIV incidence in sub-Saharan Africa.

But he adds: “Conversely, limiting one of the most highly used effective methods of contraception in sub-Saharan Africa would probably contribute to increased maternal mortality and morbidity and more low birthweight babies and orphans—an equally tragic result.

The time to provide a more definitive answer to this critical public health question is now; the donor community should support a randomised trial of hormonal contraception and HIV acquisition.”


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Messaggio Da Gex Mer 5 Ott - 8:53

Contraccettivi ormonali : controllano le nascite, ma favoriscono l’Hiv

Le donne sieropositive che in Africa li assumono sarebbero due volte più contagiose


Contraccettivi ormonali: un'arma a doppio taglio

MILANO – Pare che la lotta all’Aids e il controllo delle nascite in Africa non siano facilmente integrabili: lo dice uno studio che si riferisce all’ormone contraccettivo iniettabile diffuso in molti Paesi africani che, come effetto collaterale, farebbe lievitare il contagio nel caso di sieropositività di uno dei partner.


DUE EMERGENZE CHE NON VANNO D’ACCORDO - Sono i due grandi problemi dell’Africa: il controllo delle nascite e l’Hiv. Da una parte c’è l’Aids, grande questione mondiale e soprattutto vera e propria piaga del continente nero, afflitto più che mai (per ovvi motivi) dalla peste del secolo, dall’altra parte c’è la questione demografica, in Paesi dove le politiche contraccettive sono tutt’altro che di facile attuazione (per motivi culturali e anche per questioni di vil denaro), dove la povertà pone il problema delle troppe bocche da sfamare e dove si muore ancora mettendo al mondo un figlio.

CONTRACCETTIVI PERICOLOSI - Ora una ricerca promossa dalla Washington University e pubblicata sulla rivista The Lancet Infectious Disease sottolinea un legame direttamente proporzionale tra possibilità di contagio dell’Hiv e utilizzo della contraccezione ormonale, ponendo un dilemma impossibile e imponendo una scelta lacerante. Pare infatti che il contraccettivo ormonale più diffuso nell’Africa sub-Sahariana, della categoria dei progestinici iniettabili, esponga sia uomini che donne a rischi duplicati di trasmissione durante i rapporti. Lo studio americano rivela infatti che le donne che si sottopongono a terapie contraccettive iniettabili contraggono la malattia con un tasso del 6.61 per cento ogni anno contro il 3.78 per cento di chi non ne fa uso, mentre per quel che riguarda i loro partner le percentuali si attestano al 2.61 annuale contro l’1.51.

LO STUDIO – I ricercatori hanno studiato e seguito per due anni 3.800 coppie del Botswana, Kenya, Rwanda, Sudafrica, Tanzania, Uganda e Zambia.all’interno delle quali l’uomo o la donna risultavano positivi all’Hiv e hanno successivamente messo in relazione la percentuale di contagi avvenuti con quella delle donne che utilizzavano la contraccezione, evidenziando che coloro che assumevano il Depo-Provera (questo il nome del sistema ormonale che si basa sul medrossiprogesterone acetato, un progestinico a lunga durata d’azione) avevano infettato il partner nel doppio dei casi rispetto alle donne che non utilizzavano alcun sistema di controllo delle nascite. La spiegazione della relazione proposta dai medici della Washington University è di tipo patogenetica e si riferisce alle proprietà biologiche del medicinale, che causerebbe una maggior concentrazione di Hiv nella cervice uterina. Ma la verità è che esiste anche una spiegazione di tipo psicologico e culturale del legame esistente tra contraccezione e sindrome da immunodeficienza.

IL PARERE DELL’ESPERTO – «Anche in un continente come l’Africa dove culturalmente il controllo delle nascite è meno sentito e la maternità ha un’accezione di realizzazione per la donna superiore all’Occidente, la gravidanza indesiderata (magari non al secondo figlio) esiste ed è un forte deterrente al rapporto sessuale – commenta il professor Massimo Galli, primario di infettivologia all’Ospedale Luigi Sacco di Milano – ed è verosimile dunque che la contraccezione, di qualsiasi tipologia sia, aumenti la quantità dei rapporti, esponendo maggiormente, in caso di malattie, ai rischi di trasmissione sessuale, Hiv compreso”. Inoltre, come fa notare il professor Galli, l’interpretazione dello studio dipende anche moltissimo dalla tecnica di reclutamento del campione femminile (anche se lo studio parla in generale di coppie), poiché è chiaro che nel caso in cui le volontarie femminili siano sex worker l’utilizzo di un contraccettivo ormonale svolga ancor più un ruolo di semaforo verde nei confronti di eventuali rapporti sessuali.


CONTRACCETTIVI INIETTABILI – Questo tipo di sistema di controllo delle nascite è molto diffuso nel Terzo Mondo, dove gli ormoni come il medrossiprogesterone acetato, somministrabile ogni tre mesi attraverso un’iniezione, sono più facilmente gestibili rispetto ad altri farmaci. Attualmente 12 milioni di donne dell’Africa sub-Sahariana utilizzano questo sistema di contraccezione che, considerata anche la scarsa frequenza con cui viene assunto, risulta particolarmente adatto ad alcune realtà. In termini percentuali questi dati significano che il 6 per cento della popolazione femminile dai 15 ai 49 anni in questa zona geografica attua una politica di controllo delle nascite. «E’ evidente però, come fa ancora notare Massimo Galli, che la contraccezione e l’utilizzo del condom come sistema di protezione dalla malattia vadano promossi contemporaneamente e “il preservativo rimane l’unica carta spendibile su entrambi i tavoli». Mentre l’altra urgenza è indubbiamente quella di ridurre la massa virale circolante attraverso la terapia, unico sistema oltre al preservativo per combattere l’Hiv, soprattutto in zone altamente endemiche.

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