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66° sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU su Hiv Aids

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Messaggio Da Gex Mar 27 Set - 18:59

Il discorso del Segretario Mularoni alla 66° sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU

Discorso del Segretario di Stato per gli Affari Esteri e Politici della Repubblica di San Marino, Antonella Mularoni, 66^ sessione dell’Assemblea Generale ONU. New York, 27 settembre 2011

Signor Presidente,
Signor Segretario Generale,
Signore e Signori,

a nome del Governo sammarinese desidero congratularmi con S.E. Nassir Abdulaziz Al-Nasser per la sua nomina alla Presidenza della 66° Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La sua lunga esperienza come Ambasciatore del Qatar alle Nazioni Unite e la sua profonda conoscenza dell’Organizzazione sono risorse preziose per dare un impulso fondamentale alle riforme che si rendono necessarie e che riguardano i settori di attività più importanti delle Nazioni Unite. Il Qatar ha svolto nel corso degli ultimi anni un importantissimo ruolo di mediazione nel mondo arabo. La delegazione della Repubblica di San Marino garantirà la massima collaborazione nel corso di tutti i lavori.

Grazie, Signor Presidente.

Desidero altresì esprimere un sentito ringraziamento al Segretario Generale, S.E. Ban Ki-moon, per la grande energia, l’ammirevole impegno, la sensibilità sempre dimostrata nei confronti di tutti i Paesi Membri e la sua presenza costante e determinante in tutte le situazioni di emergenza e rilievo politico internazionale. La sua rielezione a Segretario Generale per un nuovo mandato è di fondamentale importanza per promuovere il processo di riforma delle Nazioni Unite, garantire la piena efficacia dell’Organizzazione e scongiurare ogni tipo di azione che abbia come fine la decentralizzazione nella global governance.

Desidero, in questa sede, esprimere un sentito apprezzamento per l’ottima azione svolta dall’ONU, sotto l’attenta e sollecita guida del Segretario Generale, nella parte meridionale del Sudan, che, mettendo fine alle violenze e alle atrocità che hanno per anni sconvolto quella parte dell’Africa, ha portato, nel luglio scorso, alla dichiarazione d’indipendenza della Repubblica del Sudan del Sud e all’ingresso del Paese come nuovo membro della nostra Organizzazione.

Signor Presidente,

nella ricorrenza del 10° anniversario del tragico attentato alle torri gemelle di New York, non posso non sottolineare l’importanza di una efficace lotta al terrorismo e di una altrettanto efficace azione volta a prevenire la nascita e la crescita di gruppi terroristici. Creare le condizioni affinché il terrorismo non trovi un humus fertile rappresenta un compito di fondamentale importanza per la politica.

La scelta del tema che è stata fatta quest’anno “Il ruolo della mediazione nel componimento delle controversie con mezzi pacifici” rappresenta invero non solo la ragione d’essere della diplomazia, il motivo fondamentale per cui gli Stati hanno deciso di cooperare nel quadro di strutture e meccanismi internazionali al cui vertice si collocano le Nazioni Unite, ma in un certo senso esso è strettamente legato al processo di riforma della nostra Organizzazione.

Il principio della risoluzione pacifica delle dispute tra Stati è sancito nella Carta delle Nazioni Unite e in numerose risoluzioni dell’Assemblea Generale. La Repubblica di San Marino non può non sostenere tale principio. Il nostro Paese ha sempre creduto nella forza del dialogo, della democrazia e del rispetto degli altri, valori sui quali si fonda la convivenza pacifica tra i popoli.

Nel perseguimento del suddetto principio, ai fini del mantenimento della sicurezza e della pace internazionale, la Repubblica di San Marino sostiene il ruolo e l’autorità dell’Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza.

Signor Presidente,

nel corso di quest’anno abbiamo assistito a un grande sollevamento popolare che ha invaso le piazze delle città dell’Africa del nord e del Medio Oriente. Si tratta di un movimento per la democrazia e la libertà, il rispetto dei diritti umani, la giustizia sociale. All’avanguardia della rivoluzione sono i giovani, figli e figlie della classe media. Nonostante una buona istruzione, essi sono penalizzati dall’esclusione del mercato del lavoro o da condizioni di lavoro difficilmente accettabili.

Le inconsuete dimensioni della rivoluzione araba, che ha colto di sorpresa il mondo, dimostrano la necessità di un forte cambiamento politico e istituzionale. Ciò perché le basi economiche e sociali sono anch’esse mutate a causa della globalizzazione.

Non possiamo limitarci a considerare il moto spontaneo dei movimenti popolari che aspirano alla libertà, alla giustizia ed alla democrazia in termini di sicurezza. Se la nostra Organizzazione vuole collocarsi al centro della gestione della global governance, deve essere in grado anche di interpretare la necessità di questi cambiamenti e, nel limite del possibile, assecondarli.

San Marino ritiene che le Nazioni Unite debbano mantenere il ruolo di leadership nella gestione della global governance. La natura profondamente democratica della nostra Organizzazione, con una partecipazione universale e indiscussa legittimità, la ricchezza, la diversità culturale e le tradizioni che rappresenta, tutto ciò rende possibile un approccio in grado di armonizzare gli interessi della comunità internazionale, avente come fine lo sviluppo umano e sostenibile.

La crisi economica e finanziaria mondiali, le cui devastanti conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ha purtroppo dimostrato l’incapacità delle istituzioni esistenti di rispondere rapidamente e in modo adeguato alla crisi. Questo fatto ha portato alcuni gruppi informali – come il G8 e il G20 – ad avere un’influenza maggiore nella gestione della global economic governance.

San Marino è grata a questi gruppi informali per il ruolo che essi hanno svolto. Tuttavia, ritiene importante che nel loro processo decisionale, che deve essere più trasparente e inclusivo, questi gruppi tengano conto degli interessi dei Paesi che ne sono esclusi, delle loro preoccupazioni e aspirazioni, in particolare dei Paesi in via di sviluppo. L’azione di questi gruppi informali deve essere complementare a quella delle Nazioni Unite. Per tale ragione, devono essere creati degli appositi meccanismi che disciplinino le loro relazioni con la nostra Organizzazione.

Salutiamo con grande favore la partecipazione del Segretario Generale alle riunioni del G20 e le consultazioni che le presidenze di turno hanno con le Nazioni Unite. Da parte nostra, tuttavia, tendiamo a rimarcare l’importanza della trasparenza nelle relazioni tra i gruppi informali e il sistema delle Nazioni Unite, il solo che può adottare decisioni la cui legittimità non può essere contestata da nessuno.

La Repubblica di San Marino è preoccupata per le conseguenze della crisi economica e finanziaria e per le altre crisi che sono strettamente e inevitabilmente legate ad essa.

La disoccupazione è un problema gravissimo che riguarda tutti i Paesi, senza distinzioni. In molti Stati il tasso di disoccupazione giovanile è il doppio rispetto a quello adulto. Anche la disoccupazione a lungo termine è aumentata negli ultimi anni.
Un’attenzione particolare deve dunque essere rivolta dall’ONU alla disoccupazione.

Gli effetti negativi della crisi economica e finanziaria mondiale sono purtroppo osservabili anche oggi. Anche se l’anno scorso l’economia internazionale ha registrato una timida ripresa, non siamo ancora usciti dalla crisi del 2008. Oltre al problema della disoccupazione, è sotto gli occhi di tutti la crisi internazionale dei debiti sovrani.

Ci sono ricette per uscire dalla crisi? È sufficiente una politica economica di rigore? Esistono misure innovative per il rilancio dell’economia mondiale? Queste misure possono essere condivise? Oppure siamo di fronte a una profonda crisi di sistema per la quale occorre una riflessione profonda sul modo in cui funzionano le nostre società e un ripensamento degli attuali modelli economici?

Ritengo che se le Nazioni Unite si occupassero di queste questioni il ruolo di leadership nella global governance non potrebbe essere messo in discussione da nessuno.

Signor Presidente,

Le minacce globali legano in modo sempre più diretto i destini dei nostri popoli: il cambiamento climatico e la biodiversità, la crisi economica, finanziaria e occupazionale, la sicurezza alimentare, la salute pubblica, il disarmo e la non proliferazione delle armi, la lotta al terrorismo. Oggi queste minacce sono riconosciute come interdipendenti e su questo riconoscimento deve poggiare una nuova forma di cooperazione internazionale e di multilateralismo: il coordinamento delle nostre politiche, sia a livello globale che nazionale o regionale. Abbiamo il dovere di garantire alla nostra Organizzazione la piena efficacia della sua azione, affinché sia conservato e rafforzato il suo valore essenziale di punto di riferimento per la comunità internazionale.

L’interdipendenza di queste minacce globali è oggi più che mai evidente. Si pensi, ad esempio, all’impatto che il cambiamento climatico ha sulla sicurezza alimentare mondiale e come essa rappresenti, a sua volta, una minaccia per la sicurezza e la pace, non solo nel continente africano, dove questa relazione è forse più facilmente osservabile, ma in tutto il mondo. L’insicurezza alimentare è causa di violenti conflitti sociali.

Il cambiamento climatico determina una riduzione della produzione alimentare globale e gli effetti più negativi di questo risultato si ripercuotono sul continente africano e asiatico.

Le popolazioni dei Paesi in situazioni di post-conflitto o dei Paesi più direttamente dipendenti dall’agricoltura o dei Paesi in via di sviluppo più poveri, più difficilmente di altre riusciranno ad affrontare un aumento dei prezzi dei generi alimentari dovuti alla siccità o ad altri disastrosi eventi che dipendono dal cambiamento climatico.

Il nostro Paese segue con grande apprensione l’emergenza umanitaria nel Corno d’Africa. Le popolazioni di Somalia, Kenia, Etiopia e Gibuti sono vittime di una terribile siccità. È un’emergenza umanitaria che riguarda oltre 12 milioni di persone, fra cui moltissime donne e bambini.

La Repubblica di San Marino è grata al Segretario Generale delle Nazioni Unite per la rapida e fondamentale azione a favore delle popolazioni coinvolte e all’OCHA e al CERF per la veloce risposta e il sostanziale contributo che stanno fornendo all’emergenza umanitaria nel Corno d’Africa, grazie anche all’impegno economico profuso degli Stati membri dell’ONU.

L’innalzamento dei livelli dei mari è un altro e non meno importante effetto del cambiamento climatico, con un impatto sulla stessa esistenza di numerosi Stati membri. Esso non riguarda solo piccole isole, ma anche grandi isole e Paesi le cui coste si collocano per lunghi tratti al livello del mare. Si tratta dunque di un fenomeno che riguarda un numero consistente di Stati Membri dell’ONU.

Le implicazioni delle grandi minacce globali sulle popolazioni, la loro interdipendenza, i loro effetti sulla sicurezza e la pace mondiale sono sempre più evidenti. Per far fronte a queste sfide abbiamo bisogno di un’Organizzazione delle Nazioni Unite forte e di un’azione efficace e coordinata a tutti i livelli – sia globale che regionale – delle nostre politiche economiche, ambientali, alimentari. Queste politiche devono avere come fine quello di una crescita economica sostenibile, inclusiva ed equa.

Signor Presidente,

Come sopra ho accennato, il tema di quest’anno è inevitabilmente connesso al processo di riforma delle Nazioni Unite: la riforma delle Nazioni Unite assume un rilievo fondamentale per l’equilibrio mondiale futuro, per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale e deve rimanere al centro di tutti i nostri sforzi.

Dal 1994 San Marino segue con particolare interesse il processo di riforma del Consiglio di Sicurezza. A tal riguardo, il nostro Paese è grato all’Ambasciatore Tanin per l’imparzialità e la saggezza dimostrate nel condurre i negoziati intergovernativi sulla riforma e per aver sempre ricercato un accordo politico più ampio possibile.
Siamo certi che i negoziati intergovernativi rappresentino il giusto quadro entro cui è possibile pervenire a una soluzione che tenga conto degli interessi e delle posizioni di tutti. E’ fondamentale il superamento delle rispettive posizioni iniziali per negoziare un accordo più ampio possibile.

La Repubblica di San Marino ritiene che i cinque temi fondamentali della riforma (categorie della membership, questione del veto, rappresentanza regionale, dimensione del Consiglio allargato e metodi di lavoro, relazione tra il Consiglio e l’Assemblea Generale), tra loro fortemente interrelati, debbano essere considerati nel loro insieme.
Una soluzione che tenesse conto di un unico aspetto, o soltanto di alcuni aspetti, non solo non sarebbe legittima ma non potrebbe contare su un ampio consenso.

Un’altra grande riforma delle Nazioni Unite, a cui il nostro Paese ascrive una fondamentale importanza, è il processo di rivitalizzazione dell’Assemblea Generale.
La Repubblica di San Marino sostiene tale processo di riforma e, al riguardo, intende ringraziare le copresidenze della Lituania e di Saint Vincent e Grenadine per aver quest’anno presieduto il Gruppo di Lavoro ad hoc sulla rivitalizzazione dell’Assemblea Generale.

La rivitalizzazione dell’Assemblea Generale è una riforma politicamente necessaria e al tempo stesso essenziale per il futuro delle Nazioni Unite. È una riforma che deve impegnare tutti gli Stati nella ricerca, anche in questo caso, di un accordo basato su un consenso politico più ampio possibile, che abbia come obiettivo principale quello di riaffermare il ruolo centrale dell’Assemblea Generale, il suo ruolo di organo più rappresentativo delle Nazioni Unite, così come il ruolo e la leadership del suo Presidente.

Naturalmente la riforma dovrà rendere il lavoro dell’Assemblea più efficace, evitare una duplicazione delle sue attività e migliorare le sue relazioni con gli altri organi delle Nazioni Unite. La rivitalizzazione dell’Assemblea Generale non può tuttavia limitarsi a questi soli aspetti, per quanto importanti.

L’Assemblea Generale deve diventare il luogo privilegiato in cui riflettere sulle possibili soluzioni ai problemi posti dalle minacce globali, le quali accomunano sempre più le sorti dei nostri popoli.

Tanti sono i temi al centro dell’attenzione dell’ONU ed è impossibile soffermarsi su tutti. Mi limiterò dunque ad evidenziare alcuni aspetti probabilmente meno noti ma non per questo meno importanti.

Signor Presidente,

circa il 15% della popolazione mondiale è affetto da una qualche forma di disabilità, con una percentuale che va dal 2 al 4% che soffre di una forma grave di disabilità. Dal 2006, con l’adozione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, abbiamo assistito ad una chiara affermazione dei loro diritti. Oggi, con oltre 100 ratifiche della Convenzione, la comunità internazionale ha fatto enormi passi in avanti nel campo dell’uguaglianza e della non discriminazione dei disabili, del loro pieno inserimento e della loro partecipazione nella vita sociale, politica e culturale della comunità. Ancora molto però rimane da fare per l’attuazione della Convenzione medesima, attraverso la formulazione di quadri legislativi e politiche a livello nazionale e internazionale.

La comunità internazionale deve inoltre occuparsi del forte legame esistente fra disabilità e povertà e della necessità di integrare tale problematica nelle strategie politiche future. Un simile approccio risulta parte integrante per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio.

Attualmente l’80% delle persone con disabilità vive nei Paesi in via di sviluppo e la maggior parte di esse vive al di sotto della soglia di povertà. Inoltre, molti dei bambini che non frequentano la scuola sono affetti da una qualche forma di disabilità. Risulta pertanto evidente che per raggiungere l’obiettivo del millennio sull’educazione primaria, ossia quello di fornire l’accesso universale all’educazione, si dovranno adottare strategie e politiche mirate e che prendano strettamente in considerazione la situazione dei bambini disabili.

Ogni anno muoiono oltre 8 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni e 350.000 madri. Ancora oggi 67 milioni di bambini non sono scolarizzati e 195 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni soffrono di malnutrizione cronica, che rimane la principale causa dei decessi infantili. Ogni giorno più di 1000 bambini nascono affetti da HIV e quasi 5 milioni di giovani fra i 15 e i 24 anni devono convivere con questo virus.

I bambini rimangono ancora la categoria più vulnerabile e più soggetta a violenze, abusi e sfruttamento. Attualmente più di 200 milioni di bambini sono privi di un certificato di nascita, fenomeno che si riscontra maggiormente nei Paesi in via di sviluppo. Purtroppo per la maggior parte di questi bambini è quasi impossibile accedere a servizi di base, usufruire di assistenza sanitaria, d’istruzione o godere dei loro diritti ed è altrettanto difficile tutelarli.

Tutto ciò pone gravemente in pericolo il raggiungimento degli obiettivi del millennio. La Repubblica di San Marino si unisce alla comunità internazionale nel sostenere la risoluzione 65/1 “Mantenere la promessa: uniti per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio.”

L’uguaglianza di genere rimane a giusto titolo un punto centrale nell’Agenda delle Nazioni Unite. In molti Paesi la mortalità materna rimane preoccupante, soprattutto nelle aree più povere del pianeta. Inoltre, giovani, ragazze e donne sono la parte più colpita dall’HIV. Il traffico di donne e bambini rimane purtroppo un grave problema. Donne e ragazze continuano ad essere soggette a pratiche ingiuriose quali il pagamento del prezzo della sposa, il matrimonio infantile, il rapimento e la violenza sessuale, compresa quella domestica.

La protezione dei diritti delle donne che si trovano in situazioni di conflitto e post-conflitto rimane un altro punto cruciale dei lavori delle Nazioni Unite. Le donne che si trovano in tali situazioni sono molto spesso soggette a violenza sessuale, stupri di massa, tortura ed esecuzioni arbitrarie.

La scolarizzazione e l’istruzione risultano fondamentali per combattere la discriminazione e favorire l’emancipazione femminile. Migliorare la qualità e l’accesso all’istruzione per donne e bambini significa fornire loro gli strumenti per poter migliorare le loro condizioni di vita, sociali e economiche.

Signor Presidente,

ho parlato di gruppi di persone che vivono in condizioni estremamente difficili in tante aree del pianeta e che rappresentano una quota importantissima della popolazione mondiale. Sostenere ogni sforzo per aiutarli a vivere in condizioni degne e per farli sentire parte a pieno titolo delle comunità cui appartengono rappresenta il compito primario di ogni individuo e di ogni Stato. Il loro progresso sarà il nostro progresso. E il loro sorriso sarà la luce che ci permetterà di guardare con ottimismo al futuro.

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