Forum Hiv
Vuoi reagire a questo messaggio? Crea un account in pochi click o accedi per continuare.

IAS 2011- Savarino- Reservoirs e meccanismi di progressione

Andare in basso

IAS 2011- Savarino- Reservoirs e meccanismi di progressione Empty IAS 2011- Savarino- Reservoirs e meccanismi di progressione

Messaggio Da Rafael Dom 24 Lug - 22:06

Reservoirs e meccanismi di progressione della malattia Sessione allo IAS del 2011

Un sommario ed analisi delle presentazioni date durante un abstract di sessione orale intitolata “Reservoirs e Meccanismi di progressione della malattia”tenuta lunedi 18 Lulio 2011 durante la Conferenza IAS di Roma

Condotta da Andrea Savarino, Italia e Andrea Cossarizza,Italia, la sessione conteneva 5 abstracts orali ed una discussione finale

Un’intera sessione e’ stata dedicata ai reservoirs HIV il primo giorno della Conferenza con Andrea Savarino come chiarman.
Andrea ha introdotto l’argomento definendo cos’e´un reservoir e dove e’ collocato. Ha insistito che l’infezione acuta e’ il momento in cui il reservoir si stabilisce.Ha anche dimostrato dati che provano che il reservoir e’ legato alla progressione della malattia.
Il primo oratore Claire Vangergeeten del laboratorio della Sekaly ha presentato i dati sull’impatto di IL-7 e IL-15 sulla persistenza del reservoir HIV. Entrambe queste citokine sono coinvolte nel mantenimento della memoria delle cellule T CD4. Nel trial ACGT di una singola iniezione di IL-7, si e’ vista una proliferazione di cellule CD4 e un aumento del numero assoluto di DNA integrato senza la percentuale di cellule HIV DNA. Inoltre, IL-7 ha mantenuto la diversita’ del reservoir in vitro. Cosi’, benche’ IL-7 aumenti il numero di cellule CD4, aumenta anche il reservoir. In vitro, IL-15 promuove la sopravvivenza di cellule T CD4 e induce uguali livelli di attivazione di IL-7.
IL-15 in vitro, in presenza di ARV rattiva la produzione delle cellule latentemente infette piu’ efficacemente di IL-7. Di conseguenza, IL-15 dovrebbe essere considerata come una possibile arma per raggiungere l’eradicazione dell’HIV.

La seconda presentazione e’ stata data da Suha Saleh del gruppo di Sharon Levin e riguardaba la via di segnalazione PI3K ed il suo ruolo nell’integrazione dell’HIV nelle cellule CD4 a riposo. Le chemiokine che si legano ai loro recettori inducono numerose vie incluso PI3K. La via PI3K e’ critica per l’integrazione dell’HIV ma gli inibitori di PI3K hanno poco effetto sui circoli 2LTR. JNK e NF-KB sono le piu’ importanti vie a valle.

La terza presentazione e’ stata data da Jason Brunetta di Toronto sull’intensificazione a lungo termine della ART con Raltegravir ed i suoi effetti sul DNA provírale. Lo studio presentato era indirizzato al DNA provírale nel sangue e le cellule CD4 del sigma.Ci sono stati due gruppi randomizzati di 12 pazienti ciascuno, uno intensificato con raltegravir, l’altro su ART +placebo. Il limite di rilevamento per il DNA provirale era di 2.6 copie/milione di cellule CD4. Dopo 48 settimane non e’ stata trovata nessuna differenza tra tra i due gruppi nel sangue in termini di DNA provirale. Nel sigma, i livelli di HIV provirale sono diminuiti da 3.10 log a 2.84 alla 48 settimana nei pazienti con intensificazione e da 3.20 a 3.08 nei controlli, senza differenza significativa e non e’ stato trovato nessun cambiamiento nel conteggio delle cellule CD4 in nessun gruppo.

La quarta presentazione di Collon Ellis era focalizzata sugli effetti dell’infezione HIV e la ART sulla flora intestinale.
Ha studiato l’ambiente microbico -o microbiotico- per il piu’ alto livello tassonomico qPCR e dimostrato, nei sieropositivi, differenze comparate ai sieronegativi, con differenza di differenti microbi intestinali come flora maggiore. L’autore ha anche studiato microbi non solo nelle feci ma in biopsie intestinali. Ha scoperto una significativa proporzione di actinobatteri e cianobatteri nei pazienti infetti con HIV. L’introduzione della ART produce alcuni cambiamentí ma non abbastanza da ritornare ad uno stato microbico simile a quello dei pazienti sieronegativi.

L’ultima presentazione data da Peter Hunt riguardava il catabolismo del Triptofano come un potenziale obiettivo terapeutico contro l’infiammazione. L’enzima IDO causa catabolismo del Triptofano. La diminuzione del Triptofano puo’ danneggiare la proliferazione delle cellule T ( con un ruolo nella tolleranza al cancro e nel non rigetto del feto di una madre gravida) L’induzione di IDO potrebbe risultare in un difetto di proliferazione delle cellule T ma anche in traslocazione microbica. Cinquecento pazienti infetti dell’Uganda sono stati studiati all’inizio della ART. Il piu’ alto catabolismo di base del triptófano era associato con un piu’ alto ricupero di CD4 neivano che seguiva l’inizio della ART. Ma anche prediceva un recupero limitato tardivo dei CD4. Inoltre il catabolismo del triptófano prediceva una precoce mortalita’. Il catabolismo del triptófano continuava a predire mortalita’ durante una ART efficace, dopo l’aggiustamento di altri parámetri. Una dieta bassa in triptófano potrebbe causare piu’ difetti nelle cellule T ma un’inferiore traslocazione microbica, benche’ una dieta piu’ ricca in triptófano potrebbe condurre a difetto nelle cellule T ma piu’ traslocazione. Tuttavia, gli autori non hanno scoperto una relazione tra l’introduzione di proteíne e la mortalita’ dei loro pazienti. Peter Hunt ha concluso che bersagliare IDO in futuro potrebbe essere una nuova strategia.
Rafael
Rafael

Messaggi : 814
Data d'iscrizione : 21.12.10

Torna in alto Andare in basso

Torna in alto


 
Permessi in questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum.