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Resistenze virali al nuovo anti epatite C di Gilead

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Messaggio Da Gex Dom 19 Feb - 23:27

Il nuovo antivirale di Gilead si era dimostrato efficace sul 100% dei pazienti con epatite C di genotipo 1 che non avevano risposto a una iniziale terapia con interferone (“null responders”), la categoria di pazienti con epatite C più difficile da trattare. Purtroppo, entro un mese dal termine della 12 settimane di terapia con GS-7977 (è questo il nome del nuovo farmaco sperimentale) associato a ribavirina, l’80% dei pazienti trattati ha presentato una recidiva virologica a causa dell’insorgenza di resistenze virali, in pratica l’infezione si è ripresentata.

Sono i nuovi e preoccupante dati emersi dallo studio di fase II ELECTRON, appena resi noti da Gilead, l’azienda che sta sviluppando il nuovo antivirale. I dati completi del trial verranno presentati il mese prossimo a Seattle, in occasione della Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections (CROI).

La notizia, certamente non positiva, ha avuto un immediato riflesso in borsa dove il titolo dell’azienda californiana ha perso il 14,58% in un solo giorno. Poche settimane fa, a seguito della diffusione dei primi e positivi dati di efficacia dello stesso studio, l’azione aveva guadagnato il 10%. Adesso li ha ripersi con gli interessi.

Non è certamente la fine del farmaco ma occorrerà mettere a punto nuove strategie di cura, specie per i pazienti più complessi. “Questi dati danno una risposta ad un quesito importante sull’uso di GS-7977 e della ribavirina per il trattamento di pazienti con infezione da genotipo 1 con risposta nulla, in quanto indicano che potrebbe essere necessaria la somministrazione di antivirali ad azione diretta aggiuntivi per trattare in maniera efficace questa popolazione di pazienti” ha spiegato il Dottor Norbert Bischofberger, Vicepresidente esecutivo della divisione Ricerca e Sviluppo, nonché Direttore scientifico. “Continueremo ad esplorare una serie di approcci terapeutici per rispondere a questa importante esigenza medica insoddisfatta, comprese combinazioni con altri antivirali orali.”

GS-7977 è un analogo nucleosidico dell’uridina che agisce direttamente sulla polimerasi virale. Il farmaco è diventato parte della pipeline dell’azienda dopo l’acquisizione di Pharmasset avvenuta lo scorso novembre 2011 e costata 10,8 miliardi di dollari, una cifra astronomica che si spiega solo con l’enorme potenziale di questa nuova generazione di antivirali. GS-7977 è il più avanzato e promettente tra gli antivirali di seconda generazione sviluppati per l’epatite C. Nei confronti di questi farmaci, in tutto almeno una decina di molecole, vi è un’attenzione quasi spasmodica. Almeno sulla carta, dovrebbero assicurare la possibilità di terapia più efficaci, più brevi e senza la necessità di associare l’interferone, farmaco efficace ma gravato di effetti collaterali che non tutti i pazienti sono in grado di tollerare.

Lo studio ELECTRON ha arruolato 35 pazienti con epatite C di genotipo 1 (25 naïve e 10 non responder) trattati con il nuovo farmaco associato alla ribavirina. I dati precedenti emersi dallo studio avevano mostrato che il nuovo farmaco, in sole 4 settimane era stato in grado di curare il 100% dei pazienti infettati con virus HCV di genotipo 1. I nuovi dati hanno invece mostrato che 6 degli 8 pazienti non responder all’interferone, per i quali erano già disponibili dati di follow up, avevano presentato una ricaduta dell’infezione virale. Di altri due pazienti non si conosce ancora l’esito ma a due settimane dalla sospensione della cura stavano ancora bene e senza ricadute virali.

Bisogna considerare che il genotipo 1 è il più frequente e anche il più difficile da trattare e i “null responder” sono i pazienti più difficili. Il problema delle resistenze, già noto agli specialisti, si è però manifestato in tutta la sua gravità e andrà quindi meglio studiato per mettere a punto strategie terapeutiche in grado di meglio contrastarlo.

Al contrario, come già noto, il nuovo antivirale è risultato efficace nel 100% dei pazienti con infezione da HCV di genotipo 2 e 3, un po’ più facili da trattare.

I risultati degli studi ancora in corso sul medicinale, condotti in pazienti con infezione da HCV di genotipo 1, verranno presentati nel corso dei prossimi mesi. I primi dati disponibili, previsti per il primo trimestre 2012 saranno quelli dello studio QUANTUM in cui il farmaco è stato somministrato a 25 pazienti in combinazione con ribavirina per un periodo di 12 settimane. I dati successivi, previsti per l’inizio del terzo trimestre, saranno quelli completi dello studio ELECTRON e successivamente verranno resi noti i risultati di un braccio dello studio QUANTUM in cui la combinazione dei due medicinali verrà somministrata per un periodo di 24 settimane.

Quasi certamente adesso gli scienziati di Gilead dovranno mettere a punto nuove strategie in grado di minimizzare il problema delle resistenze, prevedendo cicli più lunghi e probabilmente associando più farmaci e non solo la ribavirina. E’ un segnale di allarme che certamente coglieranno anche le altre aziende impegnate nella lotta all’epatite C, come Bristol Myers Squibb, Roche, Achillion Pharmaceuticals, Idenix Pharmaceuticals e altre ancora. La terapia dell’HIV ci ha insegnato molto e non bisogna commettere errori. I malati di epatite C sono troppi, 170 milioni a livello mondiale, e aspettano cure risolutive in grado di metterli al riparo dal rischio di cirrosi e di epatocarcinoma, i due possibili esiti di questa infezione.

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