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AIDS, PIU' RESISTENZE AI FARMACI IN AFRICA......

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Messaggio Da silence Mar 24 Lug - 10:05

Aids, più resistenze ai farmaci in Africa
ma è allarme nei giovani di colore Usa

A Washington la conferenza internazionale per fare il punto sulla pandemia. Segnali di ottimismo ma rimane alto il contagio nei paesi poveri. Studio su Lancet: "A rischio i progressi degli ultimi dieci anni nelle zone in via di sviluppo". Fauci: "Ci sono strumenti per ridurre drasticamente i casi, sta ai paesi utilizzarli"


AUMENTANO le resistenze ai farmaci contro il virus dell'Hiv, soprattutto nei paesi dell'Africa sub-sahariana. Lallarme viene da uno studio su Lancet firmato dai ricercatori Silvia Bertagnolio, dell'Organizzazione mondiale della Sanità, e Gupta Ravindra, dell'University College of London, mentre a Washington si è aperta la conferenza internazionale sull'Aids per fare il punto sulla pandemia. Negli ultimi dieci anni l'aumento più rapido della resistenza ai farmaci si è verificato in Africa orientale, con un tasso del 29 per cento annuo, mentre in Africa meridionale è stato del 14 per cento, scrivono i ricercatori. In Gran Bretagna e negli Usa è stato invece attorno al 10 per cento.

La ricerca è stata condotta su 26.000 persone sieropositive e diffonde un dato preoccupante: "Senza un adeguato rafforzamento degli sforzi nazionali e internazionali - avvertono gli scienziati - l'aumento della resistenza ai farmaci anti-Hiv potrebbe mettere a repentaglio il decennale sforzo fatto nei Paesi in via di sviluppo per far diminuire il numero dei decessi dovuti all'Aids e alle malattie correlate".

Secondo i due ricercatori, che hanno sottolineato come in America Latina non si sia verificato nessun cambiamento nell'efficacia delle cure, una causa potrebbe essere la superficialità e la poca attenzione dei pazienti nel seguire le indicazioni mediche.

Progressi straordinari, ma alto il contagio nei paesi poveri. Oltre 20mila tra esperti e sieropositivi sono riuniti a Washington per fare il punto sui progressi raggiunti nella lotta contro l'Aids e sullo stato della terapia per arginare la diffusione del virus. La comunità scientifica è convinta di essere di fronte ad una svolta: "la medicina ha fornito gli strumenti necessari a ridurre drasticamente le nuove infezioni da Hiv, anche se non ha trovato il vaccino, e ora tocca ai paesi utilizzarli", ha dichiarato il dottor Anthony Fauci, tra i principali esperti mondiali della malattia, alla conferenza di Washington. Non sarà facile e non avverrà da un giorno all'altro, ha aggiunto lo scienziato, ma sebbene "non sia possibile fare promesse, sappiamo che può succedere. Vogliamo mettere fine alla malattia", ma "molte persone, molti paesi e molte regioni hanno ancora tanto da fare".

Arrivano quindi segnali di ottimismo, anche se il contagio resta alto nei paesi poveri, commenta il senatore Ignazio Marino, presidente dell'organizzazione non profit che si occupa di assistenza sanitaria di base nella Repubblica Democratica del Congo, "Imagine".

I progressi fatti contro la pandemia sono enormi, commenta il senatore, e i nuovi dati forniti dalle Nazioni Unite sono "straordinari". Una decade di trattamenti antiretrovitrali (ARV), spiega Marino, "ha trasformato l'Hiv da condanna a morte in malattia cronica gestibile con successo. C'è la concreta opportunità di eliminare del tutto la trasmissione del virus dalle madri ai neonati nei prossimi tre anni e di raggiungere l'obiettivo di assicurare i farmaci ARV a 15 milioni di persone entro il 2015".

L'ottimismo di questi dati, spiega tuttavia Marino, "si scontra però con la drammatica realtà quotidiana di molti paesi poveri, come la Repubblica Democratica del Congo, dove il contagio è in aumento e le cure sono difficilmente reperibili". Qui, continua, "meno del 15 per cento dei pazienti che necessita di terapia Arv la riceve, solo l'11 per cento delle strutture sanitarie offre il trattamento e meno del 6 per cento di madri sieropositive ha accesso ai farmaci antiretrovirali per prevenire la trasmissione dei virus ai loro bambini".

Le cifre. Sono 34,2 milioni le persone che vivono con il virus Hiv nel mondo e, nonostante il numero di nuovi contagi stia lentamente calando, ogni anno sono 2,5 milioni i nuovi casi registrati. L'anno scorso nel mondo sono stati investiti 16,8 miliardi di dollari contro l'Aids nelle nazioni povere, le più colpite. Tuttavia ci vorrebbero ancora sette miliardi per raddoppiare entro il 2015 il numero persone che ricevono i farmaci per sopravvivere, attualmente otto milioni. "Questa differenza sta uccidendo le persone", commenta Michel Sidibe, a capo dell'UnAids, agenzia dell'Onu contro la malattia.

Aumento infezioni nei giovani di colore. Preoccupante è l'aumento delle infezioni fra i giovani di colore, omosessuali e bisessuali. A rivelarlo sono i dati dello studio dell'HivTrials Network (Hptn) presentati oggi alla conferenza di Washington. Dalla ricerca emerge che il tasso complessivo di nuove infezioni tra gli americani di colore, omosessuali e bisessuali, è del 2,8 per cento, quasi il 50 per cento in più rispetto ai bianchi.

L'allarme è particolarmente significativo per le persone di 30 anni o meno, una fetta della popolazione americana che rimane vittima dell'infezione da Hiv con un tasso del 5,9% all'anno, tre volte più alto dei coetanei omo o bisessuali bianchi. Lo studio sottolinea anche come questo dato epidemiologico tra i ragazzi neri sia paragonabile ai numeri riscontrati nella popolazione dei paesi dell'Africa sub-sahariana, duramente colpiti dalla epidemia dell'Hiv. Lo studio è stato condotto su oltre 1500 uomini in sei città americane: Atlanta, Boston, New York, Los Angeles, San Francisco e Washington, tra il 2009 ed il 2011.

la Repubblica.it - 23 luglio 2012
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