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Messaggio Da Gex Mer 12 Ott - 20:35

INFETTIVOLOGI A CONGRESSO A LA MADDALENA

Tbc e malattie sessuali? Le contraggono in Italia
di Maurizio Righetti

Sono sani, forti e giovani. Quando gli immigrati approdano in Italia, sono stremati dal viaggio ma di solito non hanno problemi seri di salute: stando ai dati più recenti sui migranti sbarcati a Lampedusa da marzo a settembre, su 24.000 persone solo 7 sono risultate positive alla Tbc.

Ogni anno ricoverati mezzo milione di immigrati
Ogni anno però, sui circa tre milioni e mezzo di immigrati presenti in Italia, ne vengono ricoverati oltre 500.000, in tre casi su quattro per un problema acuto come un trauma, una malattia cardiaca o respiratoria o il parto nelle donne. E nei primi tre-quattro anni di permanenza nel nostro Paese gli immigrati hanno una probabilità più elevata di ammalarsi di una patologia infettiva per colpa dello stress psicofisico connesso all'immigrazione. Le malattie infettive, così come le altre patologie, risultano comunque meno comuni nei migranti che nella popolazione italiana: gli immigrati non portano malattie e non contagiano quasi mai i nostri connazionali, in alcuni casi è vero il contrario. Lo segnalano i massimi infettivologi italiani riuniti per il X Congresso Nazionale della Società di Malattie Infettive e Tropicali, all'Arsenale Porto della Maddalena.

Col cambio di ambiente le difese immunitarie si abbassano
Il periodo più difficile per gli immigrati, secondo gli esperti, è quello successivo all'arrivo nel Paese ospite: il clima più rigido rispetto alle loro aree di provenienza, le precarie condizioni igienico-sanitarie in cui si trovano a vivere, lo stress psicofisico dovuto al viaggio e all'ingresso in una società nuova e sconosciuta sono tutti fattori che indeboliscono il sistema immunitario. “Si tratta della cosiddetta ‘immunodepressione da sdradicamento’ ed è un problema che può portare gli immigrati ad ammalarsi di un gran numero di patologie: oltre a quelle infettive, diventano più probabili anche condizioni come il colon irritabile o i disturbi d'ansia – spiega Francesco Castelli, Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Brescia. - A causa della depressione del sistema immunitario in molti si ‘riattiva’ la tubercolosi, contratta anni prima senza che abbia mai dato sintomi come accade nel mondo occidentale: anche in Italia molti sono portatori di tubercolosi, soprattutto fra gli anziani, ma solo uno su dieci si ammala davvero e capita soprattutto quando il sistema immunitario è più debole come nel caso dell'età avanzata o della presenza di malattie come l'infezione da Hiv. Gli immigrati si trovano in queste condizioni di immunodepressione, e molto spesso si ammalano: possiamo però tranquillizzare gli italiani perché il rischio di contrarre la tubercolosi da migranti è davvero molto limitato”.

La malaria è piuttosto frequente
Lo stesso vale per la seconda categorie di malattie infettive più frequenti fra gli immigrati, ovvero le patologie a trasmissione sessuale: gli studi condotti dagli infettivologi hanno infatti mostrato che in una quota non irrilevante di casi le infezioni vengono contratte dopo l'arrivo in Italia a seguito della marginalizzazione sociale e della promiscuità sessuale in cui i migranti si trovano a vivere e non portate da altri Paesi. “Anche la malaria è abbastanza frequente fra gli immigrati, ma nuovamente si tratta di un problema che resta confinato nella comunità straniera – riprende Castelli - Quando un immigrato si stabilisce nel nostro Paese perde infatti l'immunità che aveva costruito contro la malaria durante la sua vita in Africa o Asia; dopo anni, tanti migranti tornano però a visitare i propri luoghi d'origine e nessuno pensa a fare la profilassi antimalarica. Così al rientro in Italia molti risultano malati, soprattutto i figli nati in Italia che non hanno alcuna immunità: i reparti di malattie infettive nei mesi di settembre e ottobre ospitano molti casi di malaria di questo tipo”.

L’epatite B degli stranieri non pone a rischio gli italiani
Anche l'epatite B è molto frequente fra gli immigrati, e si tratta anche qui di un problema che non pone alcun rischio per gli italiani, che dal 1991 sono sottoposti alla vaccinazione obbligatoria. I migranti invece arrivano spesso da Paesi dove non la vaccinazione non è praticata: in queste aree la percentuale di soggetti positivi al virus Hbv arriva anche al 10-15 per cento della popolazione. “Una volta arrivati in Italia è difficile scoprirli, perché accedono poco alle risorse del Sistema Sanitario Nazionale – nota Evangelista Sagnelli, Presidente della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit) -. Chi è positivo al virus Hbv, oltre a rischiare l'epatite cronica e quindi la cirrosi più avanti negli anni, può trasmettere l'infezione ad altri: nello specifico sono le madri che possono passare il virus al figlio durante la gravidanza. Poiché gravidanza e parto sono fra i pochi momenti in cui anche le immigrate si rivolgono ai nostri servizi sanitari, abbiamo pensato a un progetto per individuarle e gestirle proprio in questa delicata fase della loro vita. Il progetto Simit, che prenderà il via all'inizio del 2012, coinvolgerà più di dieci reparti di ostetricia, in particolar modo alcuni ospedali di aree dove la presenza di immigrati è forte: le donne positive al test per l'epatite B, che è obbligatorio, verranno individuate e seguite da vicino per curarle e ridurre la probabilità di trasmissione perinatale. Inoltre, seguiremo e analizzeremo i loro familiari: gravidanza e parto saranno perciò un'occasione per poter tenere maggiormente sotto controllo nuclei familiari a rischio per l'epatite e per curare chi dovesse essere positivo al virus e sottoporre a vaccinazione contro l’epatite B i soggetti esposti”, conclude Sagnelli.

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