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Rezza: Rapporto Hiv

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Messaggio Da Gex Mar 31 Mag - 21:28

Grazie ai farmaci resi prontamente disponibili e alla prevenzione, la diffusione dell'Hiv in Italia ha subito negli anni un drastico ridimensionamento, ma il virus si è come creato un "piccolo regno" fondato principalmente sulla bassa percezione del rischio delle persone. Quindi, sebbene dalla metà degli anni 90 l'incidenza della malattia sia diminuita, ci troviamo oggi in una fase di stallo con 3-4000 nuove infezioni annue, al di sotto delle quali è difficile scendere. E' il quadro tratteggiato da Gianni Rezza del dipartimento di Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità di Roma. "Abbiamo avuto i primi casi nel 1982 con quasi un anno di ritardo rispetto agli Usa - racconta Rezza - dopodiché abbiamo avuto una rapida impennata dei casi nel biennio 1984-85 quando il virus cominciò a circolare rapidamente tra i tossicodipendenti soprattutto nell'area di Milano.

Il numero di casi continuò a crescere con i tossicodipendenti che sostenevano l'epidemia. Nel Nord - continua - si ebbe l'impatto maggiore, basti pensare che a Milano era colpito un tossicodipendente su due, a Napoli 1 su 20". La curva epidemica, spiega Rezza, continuò a crescere fino a toccare un picco intorno al '95 con oltre 5500 nuovi casi in quell'anno; poi a metà del 96 cominciò a decrescere in corrispondenza della disponibilità dei primi cocktail di farmaci antiretrovirali; l'incidenza non sarebbe diminuita tanto solo effetto della prevenzione, sottolinea Rezza. "Da allora - continua l'esperto - abbiamo assistito a una diminuzione di incidenza fino ad arrivare a una sorta di stabilizzazione dei nuovi casi annui con una lieve costante diminuzione".

Oggi si contano 3-4000 nuove infezioni l'anno e 140 mila sieropositivi in Italia. Inoltre è cambiato il volto dell'epidemia, adesso la vittima tipica dell'hiv non è più il tossicodipendente giovane, l'età media all'infezione è aumentata e sono aumentati soprattutto i casi di trasmissione per via sessuale, inoltre un caso su tre si riscontra in stranieri. "A livello di terapia si è fatto molto in Italia - rileva Rezza - inoltre l'Italia è stata tra i paesi che più prontamente hanno reso disponibili le terapie". Anche dal punto di vista delle prevenzione si è fatto molto ma abbiamo ancora una soglia elevata di casi l'anno e, problema comune a molti paesi, non si riesce ad andare sotto questa soglia. Altro problema è l'arrivo ritardato al test di diagnosi in quanto c'é una bassa percezione del rischio da parte dei cittadini. E cosa succederà nei prossimi 30 anni? Se la crisi economica non inciderà sull'accesso alla terapia, un accesso allargato potrebbe determinare un ulteriore margine di miglioramento ma, conclude Rezza, nel breve periodo non sono attesi grossi cambiamenti.
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