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“Nel mio futuro la felicità degli orfani malati”

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Messaggio Da Gex Ven 21 Ott - 22:13

Manfredonia – DOPO due anni di viaggio, la Travel for Aid onlus ha tirato le somme del progetto sportivo-umanitario “Dal Vietnam all’Italia in bicicletta per i diversabili”, cominciato da Matteo Tricarico a Ho Chi Minh City in Vietnam il 9 ottobre 2009 e terminato a Manfredonia lo stesso giorno del 2011. Sono stati percorsi pedalando 23.000 chilometri su un itinerario snodatosi attraverso le capitali cambogiana, thailandese e laotiana, prima di proseguire verso ovest in Myanmar ed in India sud-orientale. Maggio e giugno 2010 sono stati trascorsi in Bangladesh, a cui è seguita una lunga sosta di cinque mesi in Nepal per far passare la stagione delle piogge, quell’anno particolarmente violenta nel nord dell’India ed in Pakistan.

CON LA SUA INSEPARABILE BICI. A novembre, su invito della Harmony Home Association Taiwan, Matteo ha lasciato per un mese la sua bicicletta a Kathmandu ed ha volato a Taipei dove, con altri ciclisti, ha percorso l’isola pedalando da nord a sud in un tour umanitario organizzato da associazioni attive nel campo dell’assistenza di pazienti afflitti da HIV/AIDS. Con l’anno nuovo, l’itinerario di viaggio è proseguito nell’India del nord sino Goa da dove, a causa del rifiuto del Pakistan di accordare il visto d’entrata nel paese, è continuato negli Emirati Arabi Uniti raggiunti in volo. Matteo è approdato sulla costa meridionale dell’Iran attraversando tutto il paese per entrare in Armenia, Georgia e proseguire in Turchia. La Grecia è stato l’ultimo paese straniero percorso, prima di raggiungere in traghetto Brindisi e quindi la meta.

LE ASSOCIAZIONI. Ben tredici associazioni caritatevoli hanno aderito al progetto umanitario di sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sulle condizioni dell’infanzia disabile, indicando a Matteo i centri da loro gestiti nei diversi paesi. Sono state visitate 26 strutture, principalmente istituti per la riabilitazione psicomotoria di bambini nati con varie forme di disabilità, ma sono anche stati toccati ospedali, orfanotrofi, ostelli studenteschi e scuole. L’obiettivo filantropico si è ampliato includendo altre forme di handicap non fisici ma sociali ed economici con aspetti di emarginazione geografica o vittime di gravi malattie contagiose come la lebbra e l’AIDS/HIV.

Matteo ha prestato servizio di volontariato come insegnante di inglese e computer in scuole rurali in Bangladesh e Nepal. Ha anche trascorso un mese in orfanotrofi per bambini HIV sieropositivi nell’isola di Taiwan, dove ha partecipato alla campagna di informazione e sensibilizzazione sull’AIDS/HIV e sui problemi dei sieropositivi raccontando e presentando il progetto in vari istituti scolastici, universitari, caserme militari e persino in una prigione femminile. Per il prossimo anno la Travel For Aid con la fondazione Taiwanese Harmony Home sta organizzando una nuova impresa sportivo-umanitaria per gli orfani malati di HIV/AIDS del Sud-est asiatico e la Cina.

SQ. Com’è iniziata l’avventura con l’Associazione Travel for Aid?
MT. L’avventura è nata unendo la mia passione per la bicicletta all’attività di volontariato a favore dei diversabili che svolgo da vari anni. Avevo già affrontato viaggi di alcune migliaia di chilometri in Europa e nel Sud-est asiatico, ma pedalare per due anni, attraverso 14 paesi, è stata un’esperienza ben diversa per l’intensità e la durata. Forse non è stato nemmeno un viaggio ma un’ esperienza di vita nomade!


Matteo Tricarico premiazione MF (9-10-11)
SQ. Un viaggio non solo tra culture diverse, ma un cammino tra le multiformi realtà del dolore, come hai vissuto le diverse tappe?
MT. Per l’itinerario che ho scelto, in fatto di culture incontrate il viaggio non poteva essere più vario e ricco, passando attraverso le due grandi culture asiatiche, quella cinese ed indiana, a quelle antichissime della Persia e del mondo ellenico. Nonostante tanta ricchezza culturale e di tradizioni, molti di questi paesi sono anche tra i più poveri al mondo, dove i diversamente abili sono gli ultimi degli ultimi. Ho visto tanta sofferenza che mi ha toccato ma altrettanta speranza ed impegno di migliorare le condizioni dei diversabili portandoli ad un livello di autosufficienza. Da questo ho anche imparato che fornendo i giusti strumenti e particolari attenzioni si più veramente alleviare molte condizioni di disabilità ovunque nel mondo.

SQ. Cosa ti ha più colpito in questa attraversata di terre e di persone?
MT. Ogni latitudine e longitudine ha il suo fascino e le sue diverse bellezze naturalistiche come quelle che ho ammirato inerpicandomi tra le folte foreste tailandesi ed himalaiane o pedalando nei deserti sabbiosi degli Emirati Arabi e rocciosi dell’Iran. Man mano che mi sono spostato a ovest, ho incontrato popoli di etnie molto differenti per abitudini e comportamento ma sotto le sovrastrutture sociali e culturali tutti avevano in comune il senso dell’ospitalità e di quei sentimenti di altruismo che accomunano tutti gli uomini.

SQ. Ora i tuoi progetti ti traghetteranno lontano da Manfredonia, cosa ti ha fatto comprendere che la tua vita doveva continuare tra le strade del mondo?
MT. Dico sempre di essermi ammalato di esterofilia da lunga data quando al quarto liceo ho trascorso un paio di mesi a Londra per essere stato rimandato in inglese ed ho scoperto che il mondo è grande e c’è tanto da vedere. Poi la “malattia” si è cronicizzata con esperienze di studio all’estero durante gli studi universitari a Siena e, quindi, è stato naturale, quasi istintivo, cercare lavoro prima a Brussellese per quattro anni, poi in Egitto e Sudan e da otto anni il Sud-est asiatico. E non sono certo di essermi fermato.

SQ. Cosa ti lega ancora alla tua città?
MT. Nonostante non sia più residente a Manfredonia da una ventina d’anni e sia venuto a visitarla una volta ogni tre anni, ho sempre sentito una forte connessione con la cittadina ed in particolare con il mare. Dopo l’accoglienza tanto sorprendente che ho ricevuto al mio arrivo mi sento ancora più legato ai suoi abitanti riscoprendo di avere ancora molti amici.

SQ. Quali i tuoi progetti per il futuro?
MT. Anche se l’aspetto sportivo del progetto si è concluso, quello umanitario continuerà per i prossimi tre mesi durante i quali avrò una serie di incontri con le associazioni partner in tutta Italia ed il loro soci per raccontare la mia esperienza. Anche a Manfredonia sto concordando con l’assessore Cascavilla incontri nelle scuole per portare all’attenzione dei giovani le condizioni dei diversabili e mostrare altre realtà che sembrano lontane geograficamente ma che riguardano tutti da vicino. Per l’anno nuovo sto organizzando con una fondazione Taiwanese un altra impresa sportivo-umanitaria per gli orfani malati di HIV/AIDS del Sud-est asiatico e la Cina.

SQ. Viaggiare e incontrare il dolore di migliaia di persone cosa ti ha insegnato? Quale il segno indelebile che conservi nella memoria?
MT. Viaggiare e vedere altre realtà porta sempre ad apprendere qualcosa di nuovo, ma le sofferenze in particolare mi hanno portando un arricchimento spirituale interiore ed un nuovo, più profondo senso della compassione. I momenti più toccanti sono state le visite ai centri per i bambini diversabili; difficile dimenticare i loro occhi che mi guardavano curiosi e sorridenti. Come i periodi in cui ho fatto l’insegnante di inglese e computer in Bangladesh e Nepal, quando mi sono sentito utile, e spero di esserlo anche stato, trasmettendo un po’ della mia esperienza di vita ai giovani con cui sono entrato in contatto e che forse ho inspirato a fare qualcosa per gli altri oltre che per se stessi.

SQ. Un’immagine curiosa dei tuoi viaggi, un incontro particolare, un gesto che hanno lasciato i ricordi dei luoghi e dei volti. Un’immagine non solo fotografica, ma interiore scolpita dentro di te.
MT. Tanti sono stati gli incontri piacevoli lungo il percorso, sia con esseri umani che con animali, come in India che le scimmie mi hanno rubato la bottiglia dell’acqua! Ho trovato tanta ospitalità e calore dappertutto, ma soprattutto nei luoghi dove la povertà era più evidente ho fatto esperienza con la vera generosità. Forse questo è l’aspetto che porterò indelebilmente con me per tutta la vita, la generosità di chi non ha niente e ti offre tutto.


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